Le Ricette del Canavese
tra ricordi e tradizione

I CANASTREI

Tiri Enrico

"La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti"

A. Einstein

Ovvero: i canestrelli

I canastrei, i canestrelli, sono una macchina del tempo. Stacco il disco dorato e plissettato dalla piastra e mi ritrovo nel mondo luminoso e lontano dell’infanzia, e in un’atmosfera di festa.

Leggerissimo, sottilissimo, il canastrel nasce morbido ma in pochi secondi diventa una cialda che scrocchia e subito si scioglie in bocca. Sa di festa. Infatti da noi, al Masero, raccontavano nonne e mamma, i canestrelli si preparavano per matrimoni e battesimi, le “feste grosse”, in cui sostituivano i confetti.

Ci vuole la piastra per cialde, quella formata da due parti incernierate e dotata di lunghi manici. La mia, che uso da decenni, arriva dall’America, fabbricata là da una ditta di Canavesani emigrati.

Gli ingredienti sono semplicissimi, com’era naturale nel Canavese contadino di una volta.  Eccoli, nella generosa dose tradizionale “da festa grosa”.


  • farina 1 kg

  • zucchero 6 hg

  • burro ½ kg

  • latte 1 litro

  • la buccia grattugiata di due limoni

Il procedimento è facile: con una frusta si monta il burro morbido, a temperatura ambiente, con lo zucchero e la buccia del limone; si aggiungono, sempre sbattendo, prima la farina e poi il latte, e si ottiene una pastella morbida.
Si lascia riposare per un’ oretta o più.

E poi viene il bello.

Ci vuole la piastra per cialde, quella formata da due parti incernierate e dotata di lunghi manici. La mia, che uso da decenni, arriva dall’America, fabbricata là da una ditta di Canavesani emigrati. Genera canestrelli tutti pieghettati da un lato e decorati a spighe di grano dall’altro.

Ci vuole la piastra per cialde, quella formata da due parti incernierate e dotata di lunghi manici. La mia, che uso da decenni, arriva dall’America, fabbricata là da una ditta di Canavesani emigrati. Genera canestrelli tutti pieghettati da un lato e decorati a spighe di grano dall’altro.

La ungo con un po’ di olio, la scaldo sul gas, apro e verso una cucchiaiata di pastella; chiudo, aspetto qualche secondo, giro, riaspetto e apro. Se tutto è andato bene il canastrel è pronto e basta staccarlo con una forchetta e farlo raffreddare su una superficie piana. Di solito però i primi canastrei sono crudi o bruciati, ma poi si regola la temperatura, si pulisce e unge ancora la piastra e via che si va, con pazienza.

Quando la pastella era quasi finita, la mia granda Vigia, la nonna Luigia, aggiungeva un po’ di pepe macinato e otteneva dei canastrei per adulti, meravigliosi. Provare per credere.

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Canestrelli del Canavese, https://canaveselab.it/canestrelli-del-canavese/