IL CIMENTO CANAVESANO

LUCIANO DEBERNARDI

Ciclismo eroico = Macchine recuperate dai solai, strade bianche, maglie di lana, polvere e passione

CIMENTO CANAVESANO PER CONOSCERE IL CANAVESE – EDIZIONE 2017

Nove mesi per provare a cimentarsi con le salite canavesane del Cimento Canavesano. Ogni anno nuove sfide fanno conoscere meglio il Canavese e aumentano i ciclisti che concludono tutte le 20 salite proposte dagli organizzatori: dai 6 del 2015 ai 30 del 2017. 
La novità del 2017 è la Tappa Prestige, con 4 salite, dedicata al Campione belga Lucien Van Impe.

Si comprende tutto lo spirito del Cimento Canavesano leggendo i racconti, pieni di entusiasmo, dei ciclisti che hanno partecipato all’edizione 2017! 

EDIZIONE 2016

Da pochi giorni abbiamo concluso l’edizione 2016 del Cimento canavesano, gli apprezzamenti ricevuti da chi ha partecipato ci fanno capire che siamo sulla strada giusta per far conoscere ai cicloturisti il Canavese!

Qualche dato… dal 1 marzo al 31 ottobre oltre 100 ciclisti si sono “cimentati” nella scalata delle 20 Salite più belle del Canavese, in piena autonomia e con qualsiasi tipo di bicicletta (mtb, corsa, turismo); 25 sono quelli che hanno terminato tutte le 20 Tappe, coprendo una distanza minima di 1.086 km!

Ma come lo scorso anno le emozioni, le difficoltà, la fatica e la passione saranno raccontate da chi ha percorso le salite del nostro meraviglioso territorio!
Impegno, allenamento, sudore, caparbietà hanno permesso di raggiungere con soddisfazione questi grandi traguardi personali, che sono il segno più evidente delle sfide genuine che solo il ciclismo amatoriale può dare alla scoperta di territori montani altrimenti non frequentati valorizzandoli, in chiave turistica-ambientale, anche in momenti successivi con presenze effettive attraverso il passa parola o il ripercorrere da parte di altri cicloturisti quelle stesse gesta.

EDIZIONE 2015

101 corridori si sono iscritti al Cimento Canavesano e si sono “cimentati” nell’epica impresa di concludere tutte le 20 salite! Un grandissimo successo per la prima edizione di questa manifestazione cicloamatoriale aperta a tutti i cicloturisti che amano la montagna e le salite. 6 partecipanti hanno concluso tutte le 20 salite! 17 nel territorio canavesano, 1 in Valle d’Aosta, 2 nel Biellese.

Con la conclusione arrivano anche i commenti di chi ha partecipato, il territorio viene “scoperto”e poi “vissuto” da protagonisti che NON lo conoscevano pur essendo di queste parti e che ritornano per gite collettive con le famiglie e amici, anche in quei luoghi che non sono mete usuali. Inoltre, altro aspetto interessante, l’incontro in un posto sperduto con un altro ciclista al quale basta chiedere “Cimento?” e sentirsi rispondere “Si, anche tu?” aprendo una condivisione di una passione che poi si trasforma in dialoghi più o meno tecnici su mezzo usato, fatica percepita, stato delle strade, temperatura, tempo ecc. ecc. La parola ai ciclisti! Vengono descritte come le più dure (impegnative) nell’ordine la salita: la n. 11 da Ivrea a Cavallaria-Pian dei Muli e la n. 15 da Ivrea a Santa Maria Maddalena ai Piani.

La parola ai ciclisti!

PAOLO GHIGGIO

Quest’anno l’anagrafe mi ha ancora permesso di percorrere il nostro bellissimo Canavese, unendo la gioia della bici agli splendidi panorami che le tappe hanno offerto. 
Non per nulla il Nivolet è il quarto colle italiano e offre a due passi (anzi a 90 km!!) da casa uno spettacolo unico. Ma anche altri luoghi sono spettacolari: Teleccio, Prascondu, Scalaro e altri. Ho condiviso alcune tappe con mia moglie che seguendo in auto sola o con amiche ha scoperto e apprezzato il nostro Canavese.

Un’esperienza da ripetere: le salite e i panorami degni di essere goduti da noi non mancano. Si potrebbe reclamizzare l’iniziativa anche a colleghi ciclisti piemontesi. Bravi!!

  • PAOLO GHIGGIO

    Quest’anno l’anagrafe mi ha ancora permesso di percorrere il nostro bellissimo Canavese, unendo la gioia della bici agli splendidi panorami che le tappe hanno offerto. 
    Non per nulla il Nivolet è il quarto colle italiano e offre a due passi (anzi a 90 km!!) da casa uno spettacolo unico. Ma anche altri luoghi sono spettacolari: Teleccio, Prascondu, Scalaro e altri. Ho condiviso alcune tappe con mia moglie che seguendo in auto sola o con amiche ha scoperto e apprezzato il nostro Canavese.

    Un’esperienza da ripetere: le salite e i panorami degni di essere goduti da noi non mancano. Si potrebbe reclamizzare l’iniziativa anche a colleghi ciclisti piemontesi. Bravi!!

PAOLO GHIGGIO – 2015

MATTEO ANTONICELLI

Lo scorso inverno durante una cena tra amici, con cui condivido la passione per la montagna e per la mountain bike, ho saputo del progetto di un gruppo di Albiano, Fuoriondabike, che stava organizzando una manifestazione per bikers “in salita”L’idea è rimasta latente per un po’ di tempo anche perché ero reduce da un grave incidente in bici avuto la scorsa estate. Un giorno, per curiosità, ho visitato il sito ed ho cominciato ad avere la percezione degli aspetti positivi dell’iniziativa e delle sfide interessanti che le mete ponevano. Tuttavia, il pensiero della salita al Nivolet, con partenza da Ivrea, mi sembrava fuori dalla mia portata. Una volta accantonate le riserve, mi sembrava molto gratificante l’idea di percorrere tutti gli itinerari proposti. Inoltre un’ulteriore considerazione nasceva dal fatto che la realizzazione del progetto sarebbe stata una vera e propria fisioterapiaLa prima uscita è stata alla Broglina dove ho dovuto passare più tempo sui pedali che in sella, sempre a causa dei postumi dell’incidente. Progressivamente però la situazione è migliorata e, grazie al bel tempo, alla costanza e a sensazioni sempre più positive e piacevoli, sono riuscito a fare una quindicina di salite senza perdere un fine settimana. Durante la settimana invece, il pensiero andava a quanto vissuto durante l’ultima salita effettuata e alla successiva. Il lavoro mi ha tenuto via per due lunghi periodi, ma ormai la carica era così forte, al punto da effettuare la salita al Nivolet, una meta considerata irraggiungibile e inimmaginabile, con successo, vivendo una bellissima ed indimenticabile esperienza.

Avendo completato il ciclo delle salite, il pensiero va all’idea vincente dell’iniziativa: l’autogestione. In altre parole, oltre alla possibilità di scegliere la sequenza, il momento adatto, la compagnia o la salita in solitaria, la condizione meteo più favorevole, il tipo di bici, anche la completa indipendenza rispetto alla durata della salita. Finalmente un’attività slegata dalle ore e dai minuti, mentre il resto della nostra e della mia esistenza è schiava del tempo. Queste giornate hanno sortito l’effetto di rimettermi in forma da punto di vista fisico e di fare qualcosa secondo i ritmi scelti da me piuttosto che imposti dagli altri. Una piccola nota a margine: l’incontro con i negozianti per le timbrature che è stato molto spesso l’occasione di curiose e gradevoli chiacchierate.

  • MATTEO ANTONICELLI

    Lo scorso inverno durante una cena tra amici, con cui condivido la passione per la montagna e per la mountain bike, ho saputo del progetto di un gruppo di Albiano, Fuoriondabike, che stava organizzando una manifestazione per bikers “in salita”L’idea è rimasta latente per un po’ di tempo anche perché ero reduce da un grave incidente in bici avuto la scorsa estate. Un giorno, per curiosità, ho visitato il sito ed ho cominciato ad avere la percezione degli aspetti positivi dell’iniziativa e delle sfide interessanti che le mete ponevano. Tuttavia, il pensiero della salita al Nivolet, con partenza da Ivrea, mi sembrava fuori dalla mia portata. Una volta accantonate le riserve, mi sembrava molto gratificante l’idea di percorrere tutti gli itinerari proposti. Inoltre un’ulteriore considerazione nasceva dal fatto che la realizzazione del progetto sarebbe stata una vera e propria fisioterapiaLa prima uscita è stata alla Broglina dove ho dovuto passare più tempo sui pedali che in sella, sempre a causa dei postumi dell’incidente. Progressivamente però la situazione è migliorata e, grazie al bel tempo, alla costanza e a sensazioni sempre più positive e piacevoli, sono riuscito a fare una quindicina di salite senza perdere un fine settimana. Durante la settimana invece, il pensiero andava a quanto vissuto durante l’ultima salita effettuata e alla successiva. Il lavoro mi ha tenuto via per due lunghi periodi, ma ormai la carica era così forte, al punto da effettuare la salita al Nivolet, una meta considerata irraggiungibile e inimmaginabile, con successo, vivendo una bellissima ed indimenticabile esperienza.

    Avendo completato il ciclo delle salite, il pensiero va all’idea vincente dell’iniziativa: l’autogestione. In altre parole, oltre alla possibilità di scegliere la sequenza, il momento adatto, la compagnia o la salita in solitaria, la condizione meteo più favorevole, il tipo di bici, anche la completa indipendenza rispetto alla durata della salita. Finalmente un’attività slegata dalle ore e dai minuti, mentre il resto della nostra e della mia esistenza è schiava del tempo. Queste giornate hanno sortito l’effetto di rimettermi in forma da punto di vista fisico e di fare qualcosa secondo i ritmi scelti da me piuttosto che imposti dagli altri. Una piccola nota a margine: l’incontro con i negozianti per le timbrature che è stato molto spesso l’occasione di curiose e gradevoli chiacchierate.

MATTEO ANTONICELLI – 2015

GIAMPAOLO ROSSI

Il Canavese, lo sappiamo bene noi ciclisti, ha una quantità incredibile di percorsi suggestivi, adatti sia a chi ama la strada sia a chi preferisce lo sterrato. Percorsi facili e percorsi impegnativi, salite pedalabili e salite impossibili. 
Ma tra noi ciclisti ci sono sportivi che non hanno mai provato certe salite il cui solo nome è sufficiente ad incutere timore e rispetto: io sono tra questi.

Quando mi hanno detto che Fuoriondabike ha organizzato il Cimento Canavesano e ho visto le salite da fare, anche quelle che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare, mi sono entusiasmato: arrivare a prendere la maglia di “scalatore”è diventato subito un obbiettivo di questa stagione ed ho ringraziato Luciano per avermi motivato ad affrontare anche le salite che mi avevano sempre spaventato. Ho studiato subito la possibilità di riunire in un’unica uscita più salite inserendole nell’allenamento utile agli altri obbiettivi di stagione e cioè le Gran Fondo che mi ero programmato. 
All’inizio la scelta delle salite è stata praticamente obbligata: tutte al di sotto di una certa altitudine perché la neve ed il ghiaccio ancora occupavano la strada di posti come Scalaro o Trovinasse. 
Una settimana dopo l’altra aggiungevo le salite portate a termine scrivendole sul roadbook e con tanta soddisfazione ho raggiunto quota 10, primo obbiettivo del Cimento
Con l’avvicinarsi delle gran fondo l’allenamento si è intensificato e mi sono avvicinato alle 15 salite…secondo obbiettivo del cimento
A maggio mi rimanevano le salite più toste, quelle spacca gambe ed ho deciso di sospendere per dedicarmi solo alle due granfondo più importanti per la mia stagione ciclistica. Portate a termine la Felice Gimondi e la Novecolli ho ripreso il Cimento con l’obbiettivo di concludere prima di uno stacco lavorativo di alcune settimane. 
Mi sono fatto un programma delle salite da affrontare e mi sono dedicato solo a questo obbiettivo: Santa Maria sopra Tavagnasco con le sue rampe al 20% me la sono fatta sotto la pioggia (siamo degli stoici noi ciclisti!); La Cavallaria, che non avevo mai fatto, è stata la scoperta di un luogo splendido da cui si ha una vista incantevole sul Canavese, salita corta ma molto impegnativa; Alpe Buri fatta poco dopo la Novecolli con le gambe ancora legnose ed un caldo sole estivo; San Giacomo e Scalaro fatte una dopo l’altra come si conviene ad uno scalatore; il lago di Teleccio con le sue rampe micidiali e quelle griglie che sono un attentato contro noi ciclisti ed infine in una splendida giornata di sole, con tanti ciclisti per strada con cui è stato un piacere pedalare il Colle del Nuvolet è stato il coronamento di un obbiettivo desiderato.

Rimane un’ultima cosa da dire: Grazie Luciano di aver organizzato con tutti gli amici del fuoriondabike questo Cimento Canavesano.

  • GIAMPAOLO ROSSI

    Il Canavese, lo sappiamo bene noi ciclisti, ha una quantità incredibile di percorsi suggestivi, adatti sia a chi ama la strada sia a chi preferisce lo sterrato. Percorsi facili e percorsi impegnativi, salite pedalabili e salite impossibili. 
    Ma tra noi ciclisti ci sono sportivi che non hanno mai provato certe salite il cui solo nome è sufficiente ad incutere timore e rispetto: io sono tra questi.

    Quando mi hanno detto che Fuoriondabike ha organizzato il Cimento Canavesano e ho visto le salite da fare, anche quelle che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare, mi sono entusiasmato: arrivare a prendere la maglia di “scalatore”è diventato subito un obbiettivo di questa stagione ed ho ringraziato Luciano per avermi motivato ad affrontare anche le salite che mi avevano sempre spaventato. Ho studiato subito la possibilità di riunire in un’unica uscita più salite inserendole nell’allenamento utile agli altri obbiettivi di stagione e cioè le Gran Fondo che mi ero programmato. 
    All’inizio la scelta delle salite è stata praticamente obbligata: tutte al di sotto di una certa altitudine perché la neve ed il ghiaccio ancora occupavano la strada di posti come Scalaro o Trovinasse. 
    Una settimana dopo l’altra aggiungevo le salite portate a termine scrivendole sul roadbook e con tanta soddisfazione ho raggiunto quota 10, primo obbiettivo del Cimento
    Con l’avvicinarsi delle gran fondo l’allenamento si è intensificato e mi sono avvicinato alle 15 salite…secondo obbiettivo del cimento
    A maggio mi rimanevano le salite più toste, quelle spacca gambe ed ho deciso di sospendere per dedicarmi solo alle due granfondo più importanti per la mia stagione ciclistica. Portate a termine la Felice Gimondi e la Novecolli ho ripreso il Cimento con l’obbiettivo di concludere prima di uno stacco lavorativo di alcune settimane. 
    Mi sono fatto un programma delle salite da affrontare e mi sono dedicato solo a questo obbiettivo: Santa Maria sopra Tavagnasco con le sue rampe al 20% me la sono fatta sotto la pioggia (siamo degli stoici noi ciclisti!); La Cavallaria, che non avevo mai fatto, è stata la scoperta di un luogo splendido da cui si ha una vista incantevole sul Canavese, salita corta ma molto impegnativa; Alpe Buri fatta poco dopo la Novecolli con le gambe ancora legnose ed un caldo sole estivo; San Giacomo e Scalaro fatte una dopo l’altra come si conviene ad uno scalatore; il lago di Teleccio con le sue rampe micidiali e quelle griglie che sono un attentato contro noi ciclisti ed infine in una splendida giornata di sole, con tanti ciclisti per strada con cui è stato un piacere pedalare il Colle del Nuvolet è stato il coronamento di un obbiettivo desiderato.

    Rimane un’ultima cosa da dire: Grazie Luciano di aver organizzato con tutti gli amici del fuoriondabike questo Cimento Canavesano.

GIAMPAOLO ROSSI – 2015

ERALDO MARCHETTI E FABRIZIO LAGUSSI

Dopo aver concluso tutte le 20 salite del Cimento Canavesano, volevamo ringraziarvi per aver organizzato questo evento.
Senza Cimento, probabilmente non avremmo mai scoperto posti e salite così meravigliosi. 

Un ringraziamento particolare al sig. Luciano, sempre disponibile per eventuali chiarimenti in merito. Per finire consigliamo il Cimento Canavesano a tutti i ciclisti che in questo momento, stanno leggendo queste nostre riflessioni.  Sarà senz’altro, anche per voi, una volta terminato un’esperienza indimenticabile.

  • ERALDO MARCHETTI E FABRIZIO LAGUSSI

    Dopo aver concluso tutte le 20 salite del Cimento Canavesano, volevamo ringraziarvi per aver organizzato questo evento.
    Senza Cimento, probabilmente non avremmo mai scoperto posti e salite così meravigliosi. 

    Un ringraziamento particolare al sig. Luciano, sempre disponibile per eventuali chiarimenti in merito. Per finire consigliamo il Cimento Canavesano a tutti i ciclisti che in questo momento, stanno leggendo queste nostre riflessioni.  Sarà senz’altro, anche per voi, una volta terminato un’esperienza indimenticabile.

ERALDO MARCHETTI E FABRIZIO LAGUSSI – 2015

DAVIDE BIGGIN

Ho scoperto l’iniziativa “Il Cimento Canavesano” nel Novembre 2015 parlando con un paio di ciclisti incontrati dalle parti di Prascondù, e l’idea mi è subito piaciuta. La possibilità di organizzarsi in autonomia, scegliendo l’ordine con cui effettuare le salite secondo i propri tempi o il proprio livello di allenamento, rispecchia proprio lo spirito di libertà che soltanto la bicicletta riesce a trasmettere.

Percorrendo le salite del Cimento 2016 ho sperimentato nuovi percorsi che non conoscevo: la zona della Serra di Ivrea e la bassa Valle d’Aosta, ad esempio. Tra questi Champorcher, ma anche l’Alpe Buri (bella tosta!), Santa Maria Maddalena (in cui per la prima volta ho pensato: “ Ma chi me l’ha fatto fare”!), l’Alpe MalettoScalaro e la zona di Andrate: tutte sono state delle belle scoperte.
Senza dimenticare però le “vecchie conoscenze”, come il Teleccio (dura ma spettacolare!), la Cavallaria (che si fa sempre rispettare), o Piamprato Santa Elisabetta.

Ogni salita rappresentava un’avventura: giorni prima del week end studiavo il meteo, aspettando la giornata ideale, poi pulivo ed oliavo la bici in una sorta di rituale in attesa del gran giorno. Molto originale l’uso del RoadBook: farlo timbrare ad ogni posto tappa dava quella sensazione di “professionalità” che mi faceva sentire orgoglioso! E’ stato bello anche incontrare per strada altri ciclisti anche loro impegnati nel Cimento: scambiarsi opinioni, consigli e confrontare con orgoglio i propri RoadBook. Tutto questo ha avuto l’effetto di renderci parte di un gruppo, finalizzando in uno scopo comune le singole uscite.

Qual è stata la salita che mi è piaciuta di più? Beh! il Colle del Nivolet ha un fascino tutto suo: il lungo chilometraggio (160 Km), il dislivello impegnativo (più di 2400 m) insieme alla quota elevata, sono tutte caratteristiche uniche; ma è soprattutto la maestosità e la bellezza del paesaggio in cui ti immergi che lo rende impareggiabile, ed è la giusta ricompensa per la dura fatica spesa per conquistarlo.

Rivolgo quindi un grande e sentito grazie al Team Fuori Onda Bike che ha progettato ed organizzato questa bella iniziativa che decisamente è stata apprezzata da molti appassionati di bici (di salite in particolare) e che sicuramente ne appassionerà di nuovi nelle prossime edizioni!

  • DAVIDE BIGGIN

    Ho scoperto l’iniziativa “Il Cimento Canavesano” nel Novembre 2015 parlando con un paio di ciclisti incontrati dalle parti di Prascondù, e l’idea mi è subito piaciuta. La possibilità di organizzarsi in autonomia, scegliendo l’ordine con cui effettuare le salite secondo i propri tempi o il proprio livello di allenamento, rispecchia proprio lo spirito di libertà che soltanto la bicicletta riesce a trasmettere.

    Percorrendo le salite del Cimento 2016 ho sperimentato nuovi percorsi che non conoscevo: la zona della Serra di Ivrea e la bassa Valle d’Aosta, ad esempio. Tra questi Champorcher, ma anche l’Alpe Buri (bella tosta!), Santa Maria Maddalena (in cui per la prima volta ho pensato: “ Ma chi me l’ha fatto fare”!), l’Alpe MalettoScalaro e la zona di Andrate: tutte sono state delle belle scoperte.
    Senza dimenticare però le “vecchie conoscenze”, come il Teleccio (dura ma spettacolare!), la Cavallaria (che si fa sempre rispettare), o Piamprato Santa Elisabetta.

    Ogni salita rappresentava un’avventura: giorni prima del week end studiavo il meteo, aspettando la giornata ideale, poi pulivo ed oliavo la bici in una sorta di rituale in attesa del gran giorno. Molto originale l’uso del RoadBook: farlo timbrare ad ogni posto tappa dava quella sensazione di “professionalità” che mi faceva sentire orgoglioso! E’ stato bello anche incontrare per strada altri ciclisti anche loro impegnati nel Cimento: scambiarsi opinioni, consigli e confrontare con orgoglio i propri RoadBook. Tutto questo ha avuto l’effetto di renderci parte di un gruppo, finalizzando in uno scopo comune le singole uscite.

    Qual è stata la salita che mi è piaciuta di più? Beh! il Colle del Nivolet ha un fascino tutto suo: il lungo chilometraggio (160 Km), il dislivello impegnativo (più di 2400 m) insieme alla quota elevata, sono tutte caratteristiche uniche; ma è soprattutto la maestosità e la bellezza del paesaggio in cui ti immergi che lo rende impareggiabile, ed è la giusta ricompensa per la dura fatica spesa per conquistarlo.

    Rivolgo quindi un grande e sentito grazie al Team Fuori Onda Bike che ha progettato ed organizzato questa bella iniziativa che decisamente è stata apprezzata da molti appassionati di bici (di salite in particolare) e che sicuramente ne appassionerà di nuovi nelle prossime edizioni!

DAVIDE BIGGIN – 2016

ALDO CIGNETTI

Amo le salite, e più sono dure più mi piacciono, potevo quindi rinunciare alle 20 salite del CIMENTO? Fatte quasi tutte in compagnia del mio socio ciclistico (Mauro, mio fratello).
Ho/abbiamo affrontato le asperità partendo dalle più semplici e meno impegnative, per crescere di intensità ed arrivare ad effettuare le più difficoltose da metà luglio in poi.

Il periodo ha combaciato con il momento di mia maggior forma fisica.
Tanto meglio, perché ho avuto modo di divertirmi, di godere dei paesaggi, e di terminare le varie tappe in modo brillante, nonostante lo sforzo muscolare non indifferente.
Durante lo svolgimento delle ultime 3/4 salite la mia forma fisica ha iniziato ad avere un piccolo calo, al punto da doverle gestire in modo diverso e con grande attenzione la distribuzione e mantenimento delle forze rimaste.

Nel periodo di inizio luglio ho fatto un gita ciclistica in terra francese con scalata del mitico col d’Iseran 2770 mt. e ho avuto così modo di fare un confronto con le n/s salite canavesane.
Risultato… i francesi, possono solo invidiarcele le nostre salite canavesane, soprattutto le più impegnative.

Mi auguro che le salite vengano riproposte anche per l’anno 2017, magari con qualche ritocco o qualche aggiunta rispetto al programma 2016, comunque indipendentemente da ciò, sono pronto per la nuova edizione. In ultimo, un plauso all’organizzazione, per la creazione di un evento autogestibile che da modo di mantenere un impegno protratto nei mesi, e quindi fattibile anche in presenza di altri impegni ciclistici.

  • ALDO CIGNETTI

    Amo le salite, e più sono dure più mi piacciono, potevo quindi rinunciare alle 20 salite del CIMENTO? Fatte quasi tutte in compagnia del mio socio ciclistico (Mauro, mio fratello).
    Ho/abbiamo affrontato le asperità partendo dalle più semplici e meno impegnative, per crescere di intensità ed arrivare ad effettuare le più difficoltose da metà luglio in poi.

    Il periodo ha combaciato con il momento di mia maggior forma fisica.
    Tanto meglio, perché ho avuto modo di divertirmi, di godere dei paesaggi, e di terminare le varie tappe in modo brillante, nonostante lo sforzo muscolare non indifferente.
    Durante lo svolgimento delle ultime 3/4 salite la mia forma fisica ha iniziato ad avere un piccolo calo, al punto da doverle gestire in modo diverso e con grande attenzione la distribuzione e mantenimento delle forze rimaste.

    Nel periodo di inizio luglio ho fatto un gita ciclistica in terra francese con scalata del mitico col d’Iseran 2770 mt. e ho avuto così modo di fare un confronto con le n/s salite canavesane.
    Risultato… i francesi, possono solo invidiarcele le nostre salite canavesane, soprattutto le più impegnative.

    Mi auguro che le salite vengano riproposte anche per l’anno 2017, magari con qualche ritocco o qualche aggiunta rispetto al programma 2016, comunque indipendentemente da ciò, sono pronto per la nuova edizione. In ultimo, un plauso all’organizzazione, per la creazione di un evento autogestibile che da modo di mantenere un impegno protratto nei mesi, e quindi fattibile anche in presenza di altri impegni ciclistici.

ALDO CIGNETTI – 2016

VALTER FUMAGALLI

Sul vocabolario Treccani troviamo che la definizione di ciménto è:

1. Mistura usata un tempo dagli orafi per purificare o saggiare i metalli preziosi. b. L’operazione stessa del purificare e saggiare: al c. si conosce il vero oro (Leonardo); quindi in genere esperienza, saggio, analisi.

2. Prova pericolosa, rischio: tentare il c. delle armi; essere, mettersi, trovarsi in un grave c.; anche dura prova morale. Più comunemente nelle espressioni mettere, porre a c., arrischiare, esporre a pericolo: non mettere a c. la tua vita; o mettere a dura prova, sfidare; se mi mettono a c., vedranno di che cosa sono capace.

In pratica saggiare le proprie capacità mettendosi a dura prova e credo che questo sia proprio lo spirito del cimento, almeno è quello con cui l’ho affrontato io.
Nessuna gara, nessuna sfida se non con te stesso con le tue paure con i tuoi limiti reali o presunti tali. Dai non mollare… ancora fino alla curva che poi molla… non potrà mica salire all’infinito… quante volte me lo sono ripetuto? E ogni volta sposti il limite un po’ più in là; e poi come tutte le cose giunge la fine e la foto di rito; e ogni volta la solita faccia sorridente e soddisfatta, perché lo sai che non hai vinto niente ma sai di aver spostato la tua asticella un po’ più un su e sconfitto un’altra volta la paura di non farcela.

  • VALTER FUMAGALLI

    Sul vocabolario Treccani troviamo che la definizione di ciménto è:

    1. Mistura usata un tempo dagli orafi per purificare o saggiare i metalli preziosi. b. L’operazione stessa del purificare e saggiare: al c. si conosce il vero oro (Leonardo); quindi in genere esperienza, saggio, analisi.

    2. Prova pericolosa, rischio: tentare il c. delle armi; essere, mettersi, trovarsi in un grave c.; anche dura prova morale. Più comunemente nelle espressioni mettere, porre a c., arrischiare, esporre a pericolo: non mettere a c. la tua vita; o mettere a dura prova, sfidare; se mi mettono a c., vedranno di che cosa sono capace.

    In pratica saggiare le proprie capacità mettendosi a dura prova e credo che questo sia proprio lo spirito del cimento, almeno è quello con cui l’ho affrontato io.
    Nessuna gara, nessuna sfida se non con te stesso con le tue paure con i tuoi limiti reali o presunti tali. Dai non mollare… ancora fino alla curva che poi molla… non potrà mica salire all’infinito… quante volte me lo sono ripetuto? E ogni volta sposti il limite un po’ più in là; e poi come tutte le cose giunge la fine e la foto di rito; e ogni volta la solita faccia sorridente e soddisfatta, perché lo sai che non hai vinto niente ma sai di aver spostato la tua asticella un po’ più un su e sconfitto un’altra volta la paura di non farcela.

VALTER FUMAGALLI – 2016

GIAMPAOLO ROSSI

Anche quest’anno è andata, l’ultima salita l’ho completata giusto qualche giorno prima di partire, sempre in bici, per Parigi, con quattro amici della Vigor.

Quest’anno l’orgoglio è stato quello di indossare la maglia del cimento conquistata faticosamente l’anno scorso, poterla sfoggiare davanti agli altri ciclisti incontrati lungo la strada, chi lo conosceva ammirava chi lo veniva a sapere per la prima volta si incuriosiva e un po’ di promozione non fa mai male.

Le salite le conoscevo già, tranne il Maletto che si è dimostrata una salita ostica, da affrontare con il giusto rispetto, le altre mi hanno fatto un po’ meno paura dell’anno scorso ma la fatica è stata sempre tanta.

Santa Maria Maddalena anche quest’anno mi ha regalato una bella pioggia ma stoicamente, come l’anno scorso, non ho ceduto e pioggia o non pioggia sono arrivato in cima.

Cosa aggiungere ancora? Per chi ancora non si è cimentato l’invito a provarci: ogni salita completata è una soddisfazione, arrivare alla fine poi…

Non mi resta che ringraziare di nuovo e calorosamente Luciano e tutto il Fuoriondabike per aver organizzato anche quest’anno il Cimento Canavesano.
Continuate così che questa è una bellissima manifestazione.

  • GIAMPAOLO ROSSI

    Anche quest’anno è andata, l’ultima salita l’ho completata giusto qualche giorno prima di partire, sempre in bici, per Parigi, con quattro amici della Vigor.

    Quest’anno l’orgoglio è stato quello di indossare la maglia del cimento conquistata faticosamente l’anno scorso, poterla sfoggiare davanti agli altri ciclisti incontrati lungo la strada, chi lo conosceva ammirava chi lo veniva a sapere per la prima volta si incuriosiva e un po’ di promozione non fa mai male.

    Le salite le conoscevo già, tranne il Maletto che si è dimostrata una salita ostica, da affrontare con il giusto rispetto, le altre mi hanno fatto un po’ meno paura dell’anno scorso ma la fatica è stata sempre tanta.

    Santa Maria Maddalena anche quest’anno mi ha regalato una bella pioggia ma stoicamente, come l’anno scorso, non ho ceduto e pioggia o non pioggia sono arrivato in cima.

    Cosa aggiungere ancora? Per chi ancora non si è cimentato l’invito a provarci: ogni salita completata è una soddisfazione, arrivare alla fine poi…

    Non mi resta che ringraziare di nuovo e calorosamente Luciano e tutto il Fuoriondabike per aver organizzato anche quest’anno il Cimento Canavesano.
    Continuate così che questa è una bellissima manifestazione.

GIAMPAOLO ROSSI – 2016

LUCA GANIO

Pur non essendo un “frustagume” ma amando più le ruote grasse ho accettato con piacere di partecipare al Cimento Canavesano, evento che si ripropone di far percorrere strade e percorsi secondari con salite mozzafiato che solo in parte conoscevo per averle percorse in moto, ma una buona parte di esse erano a me ancora sconosciute.

Percorrerle il bici è stato sicuramente più faticoso ma anche più piacevole, dal punto di vista del paesaggio, nonché per essere riuscito a spingermi sino a cime e luoghi che mai avrei pensato di poter raggiungere. Certo, è anche una sfida con te stesso, una corsa agonistica, che ti porta a dire certo che ce la farò ad arrivare uin cima senza posare il piede, ma comunque vada a finire, qualunque siano i tempi della tappa, quello che ti resta dentro è l’essere arrivato, l’aver visto posti e luoghi nuovi ma soprattutto l’aver vissuto la giornata solo o con amici all’insegna dello sport.
In conclusione è stata un’esperienza positiva, sia dal punto di vista sportivo che umano, che ti mette a confronto con te stesso dal punto di vista sportivo, ma ti concede ampiamente soddisfazione al raggiungimento delle mete, anche perché quasi tutti i fine tappa offrono ristoranti con ottime pietanze reintegrative. Quindi un invito a tutti quei ciclisti che come me non amano in particolar modo la bici da strada, anche perchè i traguardi sono uguali per tutti ma la scelta del tipo di bicicletta è soggettiva.

  • LUCA GANIO

    Pur non essendo un “frustagume” ma amando più le ruote grasse ho accettato con piacere di partecipare al Cimento Canavesano, evento che si ripropone di far percorrere strade e percorsi secondari con salite mozzafiato che solo in parte conoscevo per averle percorse in moto, ma una buona parte di esse erano a me ancora sconosciute.

    Percorrerle il bici è stato sicuramente più faticoso ma anche più piacevole, dal punto di vista del paesaggio, nonché per essere riuscito a spingermi sino a cime e luoghi che mai avrei pensato di poter raggiungere. Certo, è anche una sfida con te stesso, una corsa agonistica, che ti porta a dire certo che ce la farò ad arrivare uin cima senza posare il piede, ma comunque vada a finire, qualunque siano i tempi della tappa, quello che ti resta dentro è l’essere arrivato, l’aver visto posti e luoghi nuovi ma soprattutto l’aver vissuto la giornata solo o con amici all’insegna dello sport.
    In conclusione è stata un’esperienza positiva, sia dal punto di vista sportivo che umano, che ti mette a confronto con te stesso dal punto di vista sportivo, ma ti concede ampiamente soddisfazione al raggiungimento delle mete, anche perché quasi tutti i fine tappa offrono ristoranti con ottime pietanze reintegrative. Quindi un invito a tutti quei ciclisti che come me non amano in particolar modo la bici da strada, anche perchè i traguardi sono uguali per tutti ma la scelta del tipo di bicicletta è soggettiva.

LUCA GANIO – 2016

DANIELE ADRIANO

Nel 2015, una amica mi ha regalato la sua bici da corsa usata, ho incontrato da un meccanico, Luciano che già conoscevo, e mi ha convinto a provare a fare il Cimento. Ho provato a fare 5 salite, durissime, vedevo tanti ciclisti che mi superavano, ed un po’ mi deprimevo, ma anche mi spronavo a continuare.

L’inverno l’ho passato sulla spinbike, in primavera mi son detto riprova, ho iniziato la prima salita e mi sono trovato in cima senza accorgermi. È così con calma le ho provate e finita tutte. Le cose che ricorderò per sempre, posti bellissimi, la strada ed i ciclisti li vedo in modo diverso quando guido la macchina, la salita che ti entra dentro e diventa una sfida, le persone gentili che ti salutano. In poche parole, il Cimento Canavesano, una gran bella invenzione.

Un grazie a Luciano, per avere accesso una bella passione. Un arrivederci al 2017.

  • DANIELE ADRIANO

    Nel 2015, una amica mi ha regalato la sua bici da corsa usata, ho incontrato da un meccanico, Luciano che già conoscevo, e mi ha convinto a provare a fare il Cimento. Ho provato a fare 5 salite, durissime, vedevo tanti ciclisti che mi superavano, ed un po’ mi deprimevo, ma anche mi spronavo a continuare.

    L’inverno l’ho passato sulla spinbike, in primavera mi son detto riprova, ho iniziato la prima salita e mi sono trovato in cima senza accorgermi. È così con calma le ho provate e finita tutte. Le cose che ricorderò per sempre, posti bellissimi, la strada ed i ciclisti li vedo in modo diverso quando guido la macchina, la salita che ti entra dentro e diventa una sfida, le persone gentili che ti salutano. In poche parole, il Cimento Canavesano, una gran bella invenzione.

    Un grazie a Luciano, per avere accesso una bella passione. Un arrivederci al 2017.

DANIELE ADRIANO – 2016

TERESA POMATTO

Che dire di questo Cimento Canavesano 2016? Che mi ha fatto scoprire posti nuovi come Alpe Maletto e le montagne che racchiudono Scalaro, stupendo.

Ho scoperto la necessità di avere un cambio perfettamente funzionante, che non avevo, durante la salita di Santa Maria…….terribile….ma bellissima. Tutte le altre salite le conoscevo ma le ho rifatte volentieri. Tirando le somme, un’esperienza piacevole.

  • TERESA POMATTO

    Che dire di questo Cimento Canavesano 2016? Che mi ha fatto scoprire posti nuovi come Alpe Maletto e le montagne che racchiudono Scalaro, stupendo.

    Ho scoperto la necessità di avere un cambio perfettamente funzionante, che non avevo, durante la salita di Santa Maria…….terribile….ma bellissima. Tutte le altre salite le conoscevo ma le ho rifatte volentieri. Tirando le somme, un’esperienza piacevole.

TERESA POMATTO – 2016

IVANO VALLE

Io non abito nel canavese, sono da queste parti per motivi di lavoro, per cui non conoscevo tutte queste salite. Fare il Cimento è stato un modo per conoscere tanti meravigliosi nuovi posti che altrimenti sarebbero stati sconosciuti per me.

La maggior parte di queste salite le ho fatte di sera dopo il lavoro, stimando il tempo di percorrenza e facendo i conti con le ore di luce, ma molte volte non ho fatto i conti bene e sono arrivato a casa con il buio.  Altre volte mi sono preso mezza o addirittura una giornata intera di ferie per godermi il giro in bici al massimo. Sono stati sicuramente giorni ben spesi, nei quali ho visto paesaggi stupendi, respirato a pieni polmoni l’aria profumata di queste montagne, conosciuto piccole realtà agricole e pastorali ed ho persino trovato il tempo di raccogliere Ajucche. Ho anche trovato dei piccoli ristoranti sconosciuti come il Rifugio Alpino di Santa Maria o l’agriturismo le Capanne di Scalaro dove ci sono tornato per gustare le specialità gastronomiche della zona.

Aspetto con ansia la prossima edizione per poter ripetere le esperienze e farne di nuove.

  • IVANO VALLE

    Io non abito nel canavese, sono da queste parti per motivi di lavoro, per cui non conoscevo tutte queste salite. Fare il Cimento è stato un modo per conoscere tanti meravigliosi nuovi posti che altrimenti sarebbero stati sconosciuti per me.

    La maggior parte di queste salite le ho fatte di sera dopo il lavoro, stimando il tempo di percorrenza e facendo i conti con le ore di luce, ma molte volte non ho fatto i conti bene e sono arrivato a casa con il buio.  Altre volte mi sono preso mezza o addirittura una giornata intera di ferie per godermi il giro in bici al massimo. Sono stati sicuramente giorni ben spesi, nei quali ho visto paesaggi stupendi, respirato a pieni polmoni l’aria profumata di queste montagne, conosciuto piccole realtà agricole e pastorali ed ho persino trovato il tempo di raccogliere Ajucche. Ho anche trovato dei piccoli ristoranti sconosciuti come il Rifugio Alpino di Santa Maria o l’agriturismo le Capanne di Scalaro dove ci sono tornato per gustare le specialità gastronomiche della zona.

    Aspetto con ansia la prossima edizione per poter ripetere le esperienze e farne di nuove.

IVANO VALLE – 2016

PAOLO GHIGGIO

Cari tutti anche quest’anno ho portato a termine le 20 tappe del cimento. Come sempre complimenti ai vulcanici organizzatori.

Anche se le salite erano simili allo scorso anno e qualcuno può aver mosso delle critiche, io posso dire invece che è stato curioso verificare i percorsi e i tempi per compiacersi con se stessi per i miglioramenti. Cosa che produce nuovi stimoli e nuove voglie di pedalare.

  • PAOLO GHIGGIO

    Cari tutti anche quest’anno ho portato a termine le 20 tappe del cimento. Come sempre complimenti ai vulcanici organizzatori.

    Anche se le salite erano simili allo scorso anno e qualcuno può aver mosso delle critiche, io posso dire invece che è stato curioso verificare i percorsi e i tempi per compiacersi con se stessi per i miglioramenti. Cosa che produce nuovi stimoli e nuove voglie di pedalare.

PAOLO GHIGGIO – 2016

SIMONE TALERICO

Inizia la salita, quella vera, e sono qui che spingo.
Penso sia meglio non aggredire da subito perchè potrebbe essere troppo presto e non so quante energie mi resteranno con questo caldo. Dalla fronte vedo le gocce cadere sul telaio rendendolo sempre più lucido. Oggi è veramente dura, colpa anche dei 35 gradi…me l’aspettavo, mi sono preparato ma è comunque dura. Qualcuno, tempo fa, ha detto “Quando la strada sale non ti puoi nascondere”. 
Non è una gara, ma è una sfida con me stesso. 
E non voglio perdere, voglio vincere, sempre. Continuo a focalizzarmi sul momento della foto, ingannando la sensazione della fatica. I cartelli delle frazioni continuano a passare…finalmente, in lontananza, vedo quello che indica il traguardo, quello vero. 
Mi alzo sui pedali per gli ultimi metri, è una questione di orgoglio. Ho dato tutto…ed è fatta. Appoggio la bici al palo, un bel selfie e si torna a casa. 
Missione compiuta e cimento conquistato, sono felice! 

  • SIMONE TALERICO

    Inizia la salita, quella vera, e sono qui che spingo.
    Penso sia meglio non aggredire da subito perchè potrebbe essere troppo presto e non so quante energie mi resteranno con questo caldo. Dalla fronte vedo le gocce cadere sul telaio rendendolo sempre più lucido. Oggi è veramente dura, colpa anche dei 35 gradi…me l’aspettavo, mi sono preparato ma è comunque dura. Qualcuno, tempo fa, ha detto “Quando la strada sale non ti puoi nascondere”. 
    Non è una gara, ma è una sfida con me stesso. 
    E non voglio perdere, voglio vincere, sempre. Continuo a focalizzarmi sul momento della foto, ingannando la sensazione della fatica. I cartelli delle frazioni continuano a passare…finalmente, in lontananza, vedo quello che indica il traguardo, quello vero. 
    Mi alzo sui pedali per gli ultimi metri, è una questione di orgoglio. Ho dato tutto…ed è fatta. Appoggio la bici al palo, un bel selfie e si torna a casa. 
    Missione compiuta e cimento conquistato, sono felice! 

SIMONE TALERICO – 2017

DAVIDE BIGGIN

Anche per quest’anno sono orgoglioso di poter dire di aver completato l’edizione 2017 del Cimento Canavesano!
Tante sono state le novità introdotte quest’anno: a partire dalle salite, ovviamente. Ho gradito decisamente la scalata a Staffal, piuttosto lunga ed impegnativa, ma il paesaggio montano che si può ammirare superando ogni curva è decisamente appagante.
Anche il percorso verso la borgata di Olinello è del tutto inedito: non lo conoscevo affatto e per non perdermi ho dovuto scaricare la traccia per il gps.
Peccato che nell’ultimo tratto l’asfalto sia decisamente brutto, o meglio forse è una salita più adatta alla mountain bike piuttosto che alla bici da corsa; ma nonostante la paura per una possibile foratura, sono comunque arrivato in cima!

La vera novità dell’edizione 2017 è la tappa Prestige dedicata al corridore belga Lucien Van Impe; si tratta di un percorso ad anello che raggruppa in un’unica uscita alcune delle salite più classiche nella zona della Serra: Fiorano, Nomaglio, Andrate, Broglina, Cerrione, Zimone. La tappa, in aggiunta rispetto alle venti salite, dà diritto ad un ulteriore riconoscimento. Non vedo l’ora di scoprire di cosa si tratta!
Per fortuna però non sono cambiati i veri capisaldi del Cimento che hanno contribuito a renderlo così popolare tra gli amatori; tra questi l’autonomia nella “gestione” delle salite che garantisce la giusta flessibilità per conciliare il Cimento con altre competizioni o attività agonistiche e, perché no, anche in funzione della propria forma fisica.
Ovviamente è rimasto il RoadBook, il fido compagno di uscite che ha mantenuto la sua funzione di “certificare” il raggiungimento dei traguardi, facendovi apporre i timbri ove previsto.
Oltre alle già citate nuove tappe per fortuna sono sempre presenti le classiche del panorama canavesano: il Colle del Nivolet, la nostra Cima Coppi (che ogni volta mi emoziona…), o La Cavallaria, oppure Piamprato Soana e tante altre, senza dimenticare le immancabili “spacca gambe” Santa Maria Maddalena (!!), Alpe Maletto e Alpe Buri.
Sebbene si tratti di salite già fatte in passato, ogni volta è come la prima. Perché sempre diverso è lo stato d’animo e diversi sono i pensieri che ci accompagnano lungo la strada, mentre stringiamo il manubrio e spingiamo sui pedali, inesorabilmente fino all’arrivo.

Che altro dire… Bravissimi tutti del Fuori Onda Team, ed in particolare al “vulcanico” Luciano Debernardi che riesce a stupire inventando qualche novità ad ogni edizione; cosa avrà in serbo per il 2018? Staremo a vedere… per ora: grazie di tutto!!

  • DAVIDE BIGGIN

    Anche per quest’anno sono orgoglioso di poter dire di aver completato l’edizione 2017 del Cimento Canavesano!
    Tante sono state le novità introdotte quest’anno: a partire dalle salite, ovviamente. Ho gradito decisamente la scalata a Staffal, piuttosto lunga ed impegnativa, ma il paesaggio montano che si può ammirare superando ogni curva è decisamente appagante.
    Anche il percorso verso la borgata di Olinello è del tutto inedito: non lo conoscevo affatto e per non perdermi ho dovuto scaricare la traccia per il gps.
    Peccato che nell’ultimo tratto l’asfalto sia decisamente brutto, o meglio forse è una salita più adatta alla mountain bike piuttosto che alla bici da corsa; ma nonostante la paura per una possibile foratura, sono comunque arrivato in cima!

    La vera novità dell’edizione 2017 è la tappa Prestige dedicata al corridore belga Lucien Van Impe; si tratta di un percorso ad anello che raggruppa in un’unica uscita alcune delle salite più classiche nella zona della Serra: Fiorano, Nomaglio, Andrate, Broglina, Cerrione, Zimone. La tappa, in aggiunta rispetto alle venti salite, dà diritto ad un ulteriore riconoscimento. Non vedo l’ora di scoprire di cosa si tratta!
    Per fortuna però non sono cambiati i veri capisaldi del Cimento che hanno contribuito a renderlo così popolare tra gli amatori; tra questi l’autonomia nella “gestione” delle salite che garantisce la giusta flessibilità per conciliare il Cimento con altre competizioni o attività agonistiche e, perché no, anche in funzione della propria forma fisica.
    Ovviamente è rimasto il RoadBook, il fido compagno di uscite che ha mantenuto la sua funzione di “certificare” il raggiungimento dei traguardi, facendovi apporre i timbri ove previsto.
    Oltre alle già citate nuove tappe per fortuna sono sempre presenti le classiche del panorama canavesano: il Colle del Nivolet, la nostra Cima Coppi (che ogni volta mi emoziona…), o La Cavallaria, oppure Piamprato Soana e tante altre, senza dimenticare le immancabili “spacca gambe” Santa Maria Maddalena (!!), Alpe Maletto e Alpe Buri.
    Sebbene si tratti di salite già fatte in passato, ogni volta è come la prima. Perché sempre diverso è lo stato d’animo e diversi sono i pensieri che ci accompagnano lungo la strada, mentre stringiamo il manubrio e spingiamo sui pedali, inesorabilmente fino all’arrivo.

    Che altro dire… Bravissimi tutti del Fuori Onda Team, ed in particolare al “vulcanico” Luciano Debernardi che riesce a stupire inventando qualche novità ad ogni edizione; cosa avrà in serbo per il 2018? Staremo a vedere… per ora: grazie di tutto!!

DAVIDE BIGGIN – 2017

VALTER FUMAGALLI

Ed eccomi ad affrontare la mia seconda esperienza al cimento, ormai non mi sento più un pivello alle prime armi; so come funziona e sono pronto ad affrontare questa nuova avventura.
Dopo essermi misurato con l’edizione precedente ho capito che andare in bici mi piace e mi sono anche regalato un mezzo adeguato.

Da profondo sostenitore del “se non hai la gamba non vai da nessuna parte!” devo anche dire che pedalare con uno strumento adeguato un po’ il compito lo facilita! 
Si solo un po’ perché fin dalle prime salite le orecchie degli organizzatori avranno iniziato a fischiare e i miei pensieri non erano esattamente quelli di un educanda!
Però la soddisfazione quando arrivi è immutata e se possibile anche maggiore, soprattutto quando, sui tratti comuni alla precedente edizione, Strava ti dice che hai migliorato il tuo tempo, la tua prestazione, hai spostato, ancora una volta, un po’ più in alto la famosa asticella.

Mi son chiesto molte volte se gli organizzatori sarebbero stati capaci di rinnovare e presentare nuovi percorsi, ebbene la risposta è sì… 
Castelnuovo Nigra? Pian Audi? Prascundu? 
A no! 
Prascundu quest’anno non c’era… 
e beh?!? Dopo averlo scoperto l’anno scorso ci sono tornato con degli amici che non avevano mai fatto questa salita e, quando all’arrivo senti dire “…ma qui è una figata!” la soddisfazione di aver regalato a qualcuno un momento di gioia è indescrivibile.
Se non fosse per il Cimento ci sono posti in cui credo non sarei mai andato, dopo 45 anni sempre vissuti in Canavese scoprire che ci sono luoghi unici ancora da scoprire è stata forse la cosa più bella e per questo ringrazio profondamente l’organizzazione.
Non vedo l’ora di scoprire cosa vi siete inventati per l’anno prossimo.

  • VALTER FUMAGALLI

    Ed eccomi ad affrontare la mia seconda esperienza al cimento, ormai non mi sento più un pivello alle prime armi; so come funziona e sono pronto ad affrontare questa nuova avventura.
    Dopo essermi misurato con l’edizione precedente ho capito che andare in bici mi piace e mi sono anche regalato un mezzo adeguato.

    Da profondo sostenitore del “se non hai la gamba non vai da nessuna parte!” devo anche dire che pedalare con uno strumento adeguato un po’ il compito lo facilita! 
    Si solo un po’ perché fin dalle prime salite le orecchie degli organizzatori avranno iniziato a fischiare e i miei pensieri non erano esattamente quelli di un educanda!
    Però la soddisfazione quando arrivi è immutata e se possibile anche maggiore, soprattutto quando, sui tratti comuni alla precedente edizione, Strava ti dice che hai migliorato il tuo tempo, la tua prestazione, hai spostato, ancora una volta, un po’ più in alto la famosa asticella.

    Mi son chiesto molte volte se gli organizzatori sarebbero stati capaci di rinnovare e presentare nuovi percorsi, ebbene la risposta è sì… 
    Castelnuovo Nigra? Pian Audi? Prascundu? 
    A no! 
    Prascundu quest’anno non c’era… 
    e beh?!? Dopo averlo scoperto l’anno scorso ci sono tornato con degli amici che non avevano mai fatto questa salita e, quando all’arrivo senti dire “…ma qui è una figata!” la soddisfazione di aver regalato a qualcuno un momento di gioia è indescrivibile.
    Se non fosse per il Cimento ci sono posti in cui credo non sarei mai andato, dopo 45 anni sempre vissuti in Canavese scoprire che ci sono luoghi unici ancora da scoprire è stata forse la cosa più bella e per questo ringrazio profondamente l’organizzazione.
    Non vedo l’ora di scoprire cosa vi siete inventati per l’anno prossimo.

VALTER FUMAGALLI – 2017

MAURIZIO OTTINO

Ho scoperto il cimento all’inizio del 2016, quando reduce da un’investimento, pianificavo le attività che che avrei potuto fare nel corso dell’anno. 
Poi purtroppo i tempi del recupero sono stati lunghi, e ho dovuto rimandare a quest’anno.
Che dire, è stata un’esperienza interessantissima, da ripetere sicuramente. 
La completa autogestione della sequenza delle salite da effettuare,la scoperta di nuovi itinerari, gli stupendi panorami goduti una volta arrivati in cima, hanno ampiamente ripagato della fatica effettuata. 
Per rendere il tutto ancora più interessante, ho deciso di effettuare le ascese, inserendole in giri che partivano e arrivavano dalla mia residenza, e questo alla fine delle 21 tappe, mi ha portato a percorrere 2900 km e 35000 m di dislivello. 
Un ottimo allenamento per le rando e le gran fondo della stagione. 

Molte salite del Cimento le conoscevo, ma di altre avevo sentito parlare come delle vere e proprie spacca gambe, e devo dire che per alcune di esse in effetti è vero, ma vuoi mettere la soddisfazione che provi una volta arrivato in cima? 
Il più delle volte ero completamente solo, e mi sono fermato a contemplare la bellezza dei luoghi, il silenzio circostante, rotto solo dai rumori degli animali selvatici, e mi sono detto: sono fortunato a godere di tutto questo, e finché ce la farò fisicamente, nulla mi impedirà di “Cimentarmi” in ascese simili. 
Un grande grazie a Luciano e a tutti i componenti del Team Fuori Onda per la splendida iniziativa. Un arrivederci al 2018!

  • MAURIZIO OTTINO

    Ho scoperto il cimento all’inizio del 2016, quando reduce da un’investimento, pianificavo le attività che che avrei potuto fare nel corso dell’anno. 
    Poi purtroppo i tempi del recupero sono stati lunghi, e ho dovuto rimandare a quest’anno.
    Che dire, è stata un’esperienza interessantissima, da ripetere sicuramente. 
    La completa autogestione della sequenza delle salite da effettuare,la scoperta di nuovi itinerari, gli stupendi panorami goduti una volta arrivati in cima, hanno ampiamente ripagato della fatica effettuata. 
    Per rendere il tutto ancora più interessante, ho deciso di effettuare le ascese, inserendole in giri che partivano e arrivavano dalla mia residenza, e questo alla fine delle 21 tappe, mi ha portato a percorrere 2900 km e 35000 m di dislivello. 
    Un ottimo allenamento per le rando e le gran fondo della stagione. 

    Molte salite del Cimento le conoscevo, ma di altre avevo sentito parlare come delle vere e proprie spacca gambe, e devo dire che per alcune di esse in effetti è vero, ma vuoi mettere la soddisfazione che provi una volta arrivato in cima? 
    Il più delle volte ero completamente solo, e mi sono fermato a contemplare la bellezza dei luoghi, il silenzio circostante, rotto solo dai rumori degli animali selvatici, e mi sono detto: sono fortunato a godere di tutto questo, e finché ce la farò fisicamente, nulla mi impedirà di “Cimentarmi” in ascese simili. 
    Un grande grazie a Luciano e a tutti i componenti del Team Fuori Onda per la splendida iniziativa. Un arrivederci al 2018!

MAURIZIO OTTINO – 2017

MAURIZIO PROLA

Dicembre 2016 visita medica in vista della nuova stagione obiettivo la Milano Sanremo (ultima possibilità di partecipare) il dottore misura la pressione e mi dice niente tesserino agonistico pressione troppo alta. 
Mi crolla il mondo addosso ma memore del 2015 mi rigiro sul Cimento Canavesano (senza dubbio una cosa facile) e devo dire che la scelta anche se forzata è stata azzeccata. 

Alcune salite erano già in quell’edizione (dove fra l’altro ero 1 dei 2 meno giovani) ma rifarle è stata una sfida contro me stesso e quando tornavo oltre alla soddisfazione di avercela fatta e vedere che il tempo impiegato era lo stesso mi sentivo ringalluzzito. 
Per fortuna quest’anno non ho trovato mai tempo brutto e sulle vette lo sguardo spaziava per chilometri, certo che ho dovuto modificare uno dei miei comandamenti e precisamente: quando scendo di bici in salita torno a casa e la vendo, adesso ho aggiunto guarda la carta d’identità e poi decidi.  Sono stati particolarmente belli i posti dove timbrare, nella tappa prestige ad Alice la signora del negozio era dispiaciuta che non passassi più visto che oramai eravamo divenuti amici. Comunque un’esperienza da incorniciare e da ripetere se l’anno prossimo per gli over 70 l’amico Luciano mette qualche riduzione.
Grazie agli amici del Fuorionda Bike continuate che siamo tutti contenti.

  • MAURIZIO PROLA

    Dicembre 2016 visita medica in vista della nuova stagione obiettivo la Milano Sanremo (ultima possibilità di partecipare) il dottore misura la pressione e mi dice niente tesserino agonistico pressione troppo alta. 
    Mi crolla il mondo addosso ma memore del 2015 mi rigiro sul Cimento Canavesano (senza dubbio una cosa facile) e devo dire che la scelta anche se forzata è stata azzeccata. 

    Alcune salite erano già in quell’edizione (dove fra l’altro ero 1 dei 2 meno giovani) ma rifarle è stata una sfida contro me stesso e quando tornavo oltre alla soddisfazione di avercela fatta e vedere che il tempo impiegato era lo stesso mi sentivo ringalluzzito. 
    Per fortuna quest’anno non ho trovato mai tempo brutto e sulle vette lo sguardo spaziava per chilometri, certo che ho dovuto modificare uno dei miei comandamenti e precisamente: quando scendo di bici in salita torno a casa e la vendo, adesso ho aggiunto guarda la carta d’identità e poi decidi.  Sono stati particolarmente belli i posti dove timbrare, nella tappa prestige ad Alice la signora del negozio era dispiaciuta che non passassi più visto che oramai eravamo divenuti amici. Comunque un’esperienza da incorniciare e da ripetere se l’anno prossimo per gli over 70 l’amico Luciano mette qualche riduzione.
    Grazie agli amici del Fuorionda Bike continuate che siamo tutti contenti.

MAURIZIO PROLA – 2017

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