Le Ricette del Canavese
tra ricordi e tradizione

FRICIOI AD GASIA

Tiri Enrico

“La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”

A. Einstein

Ovvero: frittelle di fiori di acacia

La gasia, la robinia acacia, è un albero falsamente umile. Emigrata qui in Canavese due o tre secoli fa dall’America del nord, ha un aspetto dimesso: tronco esile, rami un po’ molli, foglie pallide e piccoline. In realtà è dotata di un subdolo spirito imperialista, e avanza silenziosa a danno delle imponenti querce indigene e dei nobili castagni, portati qui duemila anni fa da altri colonizzatori, gli antichi Romani.

Al Masero, cinquant’anni fa noi bambine non stavamo mai con le mani in mano, sia di nostra iniziativa sia su ordine delle indiscusse autorità familiari, cioè tutti, in casa, meno noi. 
La nona Gin, la nonna Teresa, per esempio, spediva spesso me e la mia gemella a fare man bassa di foie ad gasìa, foglie di acacia, per la sua capra. Una capraccia grande, bianca, cattivissima. Temevamo il suo sguardo bieco e le sue testate, e cercavamo di ingraziarcela con le nostre offerte vegetali: niente da fare. Fingeva docilità con la nona Gin, quando capiva che si usciva al pascolo, ma appena fuori dalla stalla, via al galoppo. La nonna, bianca come lei ma più esile e meno veloce, di solito finiva per riacchiapparla in un boschetto di gasìe. La bestiaccia gradiva quelle foglie e amava procurarsele in autonomia.


  • Fiori di acacia appena raccolti e ben asciutti

  • Farina

  • Zucchero

  • Zucchero a velo

  • Latte

  • La buccia grattugiata di un limone

  • Olio per friggere

E poi viene maggio, ed ecco le cenerentole gasìe trasformate in principesse, in un tripudio di setosi fiori bianchi a grappoli, in un profumo di miele che stordisce. Colline, bordi di campi e di strade, è tutto una nuvola bianca e ronzante: le api fanno bottino di nettare, senza sosta. E noi ex bambine? Come tanti anni fa, raccogliamo i fiori, anche noi a scopo alimentare: è il momento dei friciòi ad gasìa, le frittelle di fiori di acacia.

Ricetta di una semplicità disarmante e dal risultato strabiliante

Io procedo così. Sbatto bene tre uova con un pizzico di sale, la buccia di limone e circa un etto di zucchero. Aggiungo un paio di etti di farina sempre mescolando e poi un bicchiere grande di latte, fino a formare una pastella piuttosto liquida. Poi, uno per uno, passo i fiori nella pastella e li friggo nell’olio ben caldo. Li scolo su carta assorbente e li cospargo di zucchero a velo. 

Certo, i fiori di acacia perdono l’aspetto principesco, nel nuovo vestito color frittura.

Ma il profumo è lì al caldo ed esplode al primo morso, e il gusto, beh, bisogna provarlo: è una delizia.

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Le fritelle di fiori di acacia, https://canaveselab.it/le-frittelle-di-fiori-di-acacia/