SCARMAGNO E IL DISCORSO CARNEVALESCO

CANAVESELAB

Per farsi trovare occorre farsi conoscere

La Pro Loco di Scarmagno conserva un piccolo tesoro: il Discorso Carnevalesco del 1938-XVI e Regolamento. Si tratta di un testo teatrale, in italiano e piemontese, che gli abitanti di Scarmagno mettevano in scena in occasione del carnevale nella prima metà del Novecento.

Tutto inizia con la convocazione del "Consiglio Fagioliero" che deve deliberare sul furto delle vettovaglie messo in atto da Poca Voia, Scarta Fatica e Gaetano Pantaleone. La pena per i tre è la condanna a morte, ma prima vengono difesi da Gianduja, che entra in scena cantando.

Ancora oggi, a Scarmagno, i personaggi principali del carnevale sono Gianduja e il Generale; gli stessi che si riscoprono leggendo la trama e che si vedono nelle fotografie degli anni ’40 del Novecento.

 

L’arguta difesa di Gianduja, oltre a salvare i tre ladri,  diventa l'occasione per distribuire i fagioli grassi, i veri protagonisti del Carnevale!

- Cosa ch’a sun sula’ ch’a beiuo? A sun faseui? (Cosa sono quelli che bollono? Sono fagioli?)

- A sun faseui. (Sono fagioli.)

- Alura ca calo giu’ i pareui. (Allora che calino i paioli)

Il testo riportato di seguito è trascritto da un ciclostile in possesso della Pro Loco di Scarmagno.

  • Carnevale Scarmagno

    Prima metà '900
  • Carnevale Scarmagno

    Prima metà '900
  • Carnevale Scarmagno

    Prima metà '900

    DISCORSO CARNEVALESCO 1938-XVI’ E REGOLAMENTO

    Il corteo risulterà composto dallo Stato Maggiore e precisamente:
    Generale, Maggiore, Colonnello, Aiutante di campo, Mugnè e Giudice, Staffiere, Capitano Carabinieri, Zappatori, Garibaldini, Guardie della Milizia Fagiolaia, Ladri, Medico, Gianduia, Giacometta.

    DOVERI DEI LADRI:
    Stando il corteo in marcia coi ladri e milizia in coda, i ladri appena arrivati sulla piazza daranno saccheggio, e la milizia vigilerà. La sentinella griderà: “ALL’ARMI, I LADRI”.

    Il Questore dà uno squillo di tromba: il Capitano dei Carabinieri inteso l’allarme dà ordine ai carabinieri: DIETRO FRONT dietro ai ladri, che sian arrestati e incarcerati.

    Il corteo senza accorgersene andrà in Municipio (ora Dopolavoro) a ricevere le Autorità e nel ritorno sulla piazza a ricevere il Parroco.

    Fatto ciò si radunerà nel recinto.

    Appena giunti nel recinto il Generale interrogherà il Capo Cuoco/:

    GENERALE:Capo Cuoco, ebbene qua’  come si sta’? È tutto in ordine regolare?

    CAPO CUOCO: Spero, Signor Generale, ci sono stati i ladri, ed hanno fatto man bassa e saccheggiato la cucina del quartiere.

    GENERALE: E sono stati arrestati questi mascalzoni?

    CUOCO: Spero, Signor Generale, che siano stati arrestati, perché la sentinella ne ha dato l’allarmi.

    ARRIVO DELLO STAFFIERE

    STAFFIERE: Signor Generale, un rapporto della ronda (e nel mentre consegna il plico).

    GENERALE: (al colonnello) Legga questo rapporto.

    COLONNELLO: (Legge il rapporto) Dui o tre malviventi a sun penetrà ad neuit temp ant tal quater dal Regiment a lan fait man bassa su tuit l’aliment.

    GENERALE: (al Capitano dei Carabinieri): Capitano, dove si trovano questi malandrini?

    CAPITANO: (al Questore) -sono stati arrestati?

    QUESTORE: Si: sono arrestati, ammanettati ed incarcerati e sotto buona custodia rinchiusi nelle torri del Quartier generale.

    GENERALE: Colonello, si convochi il Consiglio Fagioliero, e che siano giustiziati questi disgraziati: eh là! Capitano coi carabinieri mi si conducano i prigionieri.

    VIVANDIERE: un po’ di pausa fino all’arrivo dei prigionieri.

    CAPITANO: (arrivando rivolto al Generale) Ecco i prigionieri.

    GENERALE: (rivolto all’aiutante di campo) Interrogate questi malandrini.

    AIUTANTE: (ai prigionieri) Come vi chiamate?

    PRIGIONIERO: risponde POCA VOIA.

    AIUTANTE: E voi?

    PRIGIONIERO: SCARTA FATICA.

    AIUTANTE: E voi?

    PRIGIONIERO: GAETANO PANTALEONE,capo dei ladri.

    AIUTANTE: Come mai vi siete dati a rubare?

    1′ PRIGIONIERO: Ma mi sun marià cun tut pin d’masna, pignente da mange’ a me tuca rube’.

    AIUTANTE: (al 2′ ladro) E voi?

    2′ PRIGIONIERO: Ma mi i lavria compra’ el crin sensa un quatrin.

    AIUTANTE: (al 3′ ladro) E voi?

    3′ PRIGIONIERO: Mi sun truva’ dare’ dal Regiment e lun mac pi fait a temp ad pieme la duia dal salam par tut l’an.

    GENERALE: Queste scuse non servono. Giudice, che si legga la condanna.

    GIUDICE: (rivolto ai prigionieri) Voi Poca Voia, voi Scarta Fatica e voi Gaetano Pantaleone, Capo dei Ladrioni siete , siete accusati d’un furto lossale per esservi introdotti abusando della inosservanza della sentinella notte tempo nel Quartier Generale ed avete fatto man bassa su tutto  a portata di vostra mano e perciò secondo il nostro codice articolo 177 il rubare costituisce reato, siete rei di morte.

    PRIGIONIERI: (sentendo la condanna vanno in delirio e svengono esclamando) Oh, povra fumna, an cundano a mort con  tuti i tort.

    GENERALE: Dottore, visitate questi disgraziati.

    DOTTORE: (dopo averli visitatri) Questo è nulla, è solo la commozione della condanna, Un cordiale e saranno ristabiliti.

    GENERALE: Dunque voi, miserabili, non avete piu’ nulla a dire?

    I PRIGIONIERI: Nui i luma pi gnente a di’. Bele si’ i lavuma Gianduia che a l’è al nostr avucat difensur, e da li’ an la’ c’ai penso lur.

    GENERALE: Chi sara’ mai questo famoso Avvocato?

    AIUTANTE DI CAMPO: Al ciamo Gianduia, a l’è un cravè d’Muncalè ca va a vende i tumin su e giu’ par Turin.

     

    GIANDUIA: (entra cantando) Chi vol cumprè tumin, strachin e seiras, mi e i vado a vende a Porta Palas.

    GENERALE E COMANDANTI: Che persona strana, che figura!

    GIANDUIA: Cereia cula gent dla livrea. Gia’ me cari fieui, la pignata al beui: sa na fussa nen ad mi, av mandrio a deurmi cun al gat rusti, custi birichin a tardrio nen tant a feve piè fin.  A lan tant la coscienza basa c’a cerco d’pieve la plassa, e ne nen d’cumpassiun c’av fario parte par balun.

    Ma mi i guardrun ad fe’ c’av lasran andè.

    Dunque, General, custi dui o tre se ben a l’han pia’ le quaiette e l’salam a l’è peui nen grand dan, e l’è perchè a lavio fam. Se t’saveise lon c’ai passa quand che al salam a fricassa, ca ie la cardensa bassa, et savrie at co ti lon c’a veul di’ quand che cousta si’ a bat mesdi’.

    Cousti si a sun omini come lour, sensa saveie e meuiro da sparlur, la cundana d’mort an custa stagiun as da’ sulament ai porch, ma eutse si ca sun gia’ gram mi creddo ca sia nen tant bun  a fe d’salam, a masseie d’carlevè per cuntentè i maslè.

    COLONNELLO: Gianduia a l’ha nen tuti i tort. I salvrum da la mort.

    GIANDUIA: I cundannuma ca san pinisso d’faseui finchè la pignata a na racheui, cas cago ant’le braie e dop la fumna andra’ a lavaie. Par penitensa piantun dla cardensa, santinela dal fourmag ai fuma stè bin al caus dal butalin e cusi’ i tenuma fina al martes gras, e peui mercul i manduma as spas. Et credde c’a vada ben General?

    GENERALE:(e tutti insieme) Bravo Gianduia, con al to’ ben fè i liberuma i persunè, ma cun pat e cundissiun c’a’ divento pi nen ladrun.

    GIANDUIA: Alura, Monsu’ Carabiniè, c’an largo i persunè.

    LADRI: (insieme) Evviva Gianduia c’a’ n’ha gava’ dan catabuia.

    GENERALE: Dunque, ti Gianduia, che t’las tant savu’ fè, dliberè i persunè i lun un rimprovero da fate. Et tlo sas che tlas gia’ avu’ un bel courpoè!

    Mi i sun Gianduia, Gianduia ad Carluvè, ch’a ten la gent alegra e’l Regiment an pè.  
    Al nos Regiment a l’è compost tut ad brava gent, se ben un poc ciucalun, a l’han pero’ tuti un  coeur bun.  A sun tuti ad bun anfan, che lon che mangiuma nen ancoeui’ e lo mangiuma duman.
    E suma pur tant ad cunumia, che quand che i na iè, pì gnuna l’è bele finiia.
    E sun a ringrasiè custa brava pupulasiun che a man ampinì la duia dal bun vin e a nom dal General  e tut al Regiment ad lon che l’eve dait. I suma trouvase ben cuntent.
    E speruma che per l’an che i ven i sarive altrettant generus: piì le feve abundus e piì e struvuma cuntent.
    Perchè al noster pover Regiment a tnilo an pè a l’ha d’absogn ad tuti ialiment.

    Ades i v’invito tuti quant a partecipè ben volantè a custe bele feste ad carluvè con tanta alegria e da lassè anddè la malinconia cantant coust bel vers:

    Nui suma fieui d’Gianduia, na sola famia
    s’am pias beive la duia, s’am pias l’alegria;
    Al nostr camp bataia la taula prunta’
    Per nostra mitraia le bute ambutia’.
    Beivuma ancura ‘na volta: cosa mai sigrinase.
    Fè  vita da marmota, a l’è mei anciuchesse :
    Din, din, beivuma dal bun vin,
    Din, din, din, ch’a passo i sagrin.
    (Dopo il canto) E speruma che lo rinovruma ancura finchè Gianduia ausra’ la duia

    DISCORSO DEL GENERALE!

    GENERALE: Dunque ancora due parole a custa brava pupulassiun. I ringrassie tuti cui che l’han aiuta’ al nostr Carlevè e tuti cui che cun la sua presensa a l’han vorsu’ unurene. Invito tuti i present a ……piè i faseui. Iv prego pero’ che fasse nan tanta confusiun e che gnun a intra an tel recint, perchè dai  me sulda’ a saran respint.

    At faseui i na daruma a tutti a sudisfassiun, finchè l’abie pine le braiette ei pantalun.

    GIANDUIA (Al Generale) Cosa ch’a sun sula’ ch’a beiuo? A sun faseui?

    GENERALE: A sun faseui.

    GIANDUIA: Alura ca calo giu’ i pareui.

    Le fotografie, così come il testo, sono in possesso della Pro Loco di Scarmagno. Si può contattare la Pro Loco tramite la pagina Facebook 

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